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La Storia di Perugia - Storia di Illustri Famiglie

Storia di illustri famiglie perugineOrmai i Perugini non desideravano nemmeno più una autonomia che era di volta in volta garantita dall'affermazione violenta e temporanea di una classe, di un partito, di una consorteria o di un condottiero. Essi, che nel 1376 si erano ribellati al Papa e ne avevano scacciato il Vicario, divennero tristemente consapevoli d'una sola cosa: di non essere in grado di governarsi da soli e si affidarono alla Chiesa (1403). Non cessarono i disordini e le violenze, ma fra il 1416 e il 1424 Perugia assapporò il bene della pace per l'abilità di Braccio Fortebracci da Montone, nobile figura di condottiero e avveduto uomo politico, che governò la città col titolo di luogotenente della Chiesa. Alla sua morte la città di Perugia, la cui dipendenza dal Pontefice era puramente nominale, fu retta da una oligarchia aristocratica; i suoi componenti appartenevano alle più illustri famiglie della città; vi figuravano i Baglioni e gli Oddi, i Della Staffa, i Ranieri e i Della Corgna. Le ambizioni comuni li dividevano, i frequenti matrimoni, combinati per motivi d'interesse economico o politico, avevano intrecciato vincoli di parentela tra tutti loro, ma non avevano spento rancori secolari, né li spensero le responsabilità di governo. Perugia, nella storia sfarzosa e cruenta delle Signorie, sostiene uno dei ruoli più foschi. Il governo della città fu in realtà una lotta, ora subdola e nascosta, ora sfrontata e manifesta, in cui ogni famiglia, tendeva ad eliminare le altre per assicurare a sé il potere. Alla fine del Quattrocento si erano ritirati dalla competizione i Della Staffa, avevano ceduto le armi i Della Corgna, rimanevano in lizza Baglioni e Oddi. Vinsero i Baglioni che riuscirono a confinare lontano dalla città gli avversari. Dal 1488 per circa mezzo secolo i Baglioni rimasero incontrastati signori della città. Ma questa tragica casata, che aveva creato e consolidato con la violenza il suo potere, si estinse rivolgendo contro sé stessa le armi usate a danno degli altri. La sfrenata ambizione dell'uomo rinascimentale non risparmiò neppure i consanguinei. Il più bello dei Baglioni, Grifonetto, così armonioso nel corpo agile e robusto che Raffaello ritrasse nella sua celebre deposizione, era anche il più empio e spregiudicato nella sua smania di dominio.
….. de bellezza fu un altro Ganimede; et era quasi più ricco che alcun altro de decta casa, et aveva, anzi, più bella casa lui solo e preparò el gran tradimento. Così lo descrive bello e circondato di bellezza, lo storico Matarazzo che ci lascia una efficacissima cronaca dell'eccidio di casa Baglioni, perpetrato e organizzato in ogni minimo particolare dal malvagio Grifone. Il mattino del 15 Luglio 1500 solo le donne di casa Baglioni erano vive; piangevano i loro uomini che nella notte precedente erano stati trucidati dagli sgherri del leggiadro Grifonetto. La strage era avvenuta nel palazzo di Guido Baglioni ove si trovavano riuniti, forse a tramare intrighi, i componenti dell'"amorevole" famiglia; ma uno di loro, Gian Paolo, nella confusione generale, riuscì a fuggire, inosservato, e a riparare a Marsciano. Tornò poco dopo freddamente deciso alla vendetta. Lo accompagnavano i suoi fidi, tutti in armi. Proprio alla soglia dell'ospedale s'imbatté in Grifonetto "et quando el magnifico Giovan Paulo lo cogniovve, li si fece innante, e mise al nobil giovenetto la spada a traverso la gola, dicendo: Addio, traditore Grifone, tu pure sei qua - cum altre parole; e poi, subiungendo al parlare, disse: Va con Dio, che io non ti voglio ammazzare, e non voglio mettere la mano io nel mio sangue, commo tu hai fatto nel tuo" (dalla cronaca di Matarazzo) e se ne andò, senza voltarsi, mentre i suoi sgherri ferivano a morte il bellissimo traditore. Così Gian Paolo Baglioni rimase unico signore della città, ma anch'egli lasciò la vita in Roma, sul patibolo. Il Papa Leone X, che pure gli aveva affidato il governo di Perugia, firmò anche la sua condanna a morte (1520). Per altri vent'anni Perugia fu funestata da eventi tragici e, poiché del sangue che si versava in città, anche la Chiesa era responsabile, il Pontefice Paolo III, approfittando di una ribellione dei Perugini che non volevano adattarsi a pagare una nuova imposta sul sale, intervenne infine con le armi e trasformò la sudditanza nominale in sudditanza effettiva. Il 5 giugno 1540 Perugia, occupata dalle milizie pontificie, era annessa allo Stato della Chiesa. A memoria dell'impresa e a salvaguardia per il futuro, il Papa vi fece erigere una fortezza, la Rocca Paolina "cò baluardi lunghi e i sproni a sghembo!" (Carducci)

 



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